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Linee Guida Intelligenza Artificiale (IA) nel mondo del lavoro

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    Cervato Law & Business
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 8 min

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il D.M. 180/2025 del 17/12/2025 contenente le LINEE GUIDA PER L’IMPLEMENTAZIONE DELL’IA NEL MONDO DEL LAVORO, volendo costituire una  bussola operativa per l'adozione dell'Intelligenza Artificiale (IA) nelle imprese italiane.


Intelligenza Artificiale (AI) nel mondo del lavoro
Intelligenza Artificiale (AI) nel mondo del lavoro

 

Il Decreto traccia un percorso strategico e strutturato di vasto respiro.

L'intento mira a favorire l'adozione e l'integrazione di sistemi di Intelligenza Artificiale (IA o AI: Artificial Intelligence) all'interno del tessuto aziendale, realizzando una sintesi tra l'efficienza tecnologica, l'innovazione operativa e la produttività, con la preminenza essenziale dell'elemento umano (human-in-the-loop) e l'osservanza scrupolosa dei diritti fondamentali.


Tale visione si traduce in un quadro di obiettivi multipli e interconnessi.


1. Massimizzazione strategica dell'efficienza e dell'innovazione

L'IA, con le sue avanzate capacità predittive, analitiche e di automazione, viene vista come il catalizzatore per un salto di qualità nell'operatività aziendale.

L'obiettivo è duplice:

  • ottimizzazione dei processi: automatizzare le attività standardizzate, ripetitive e ad alto volume, liberando risorse preziose; questo include l'ottimizzazione della catena di fornitura, la gestione predittiva della manutenzione e l'automazione del back-office;

  • contenimento dei costi e accelerazione: la riduzione degli sprechi operativi e l'efficienza algoritmica permettono un significativo contenimento dei costi. Contestualmente, la capacità di elaborare grandi moli di dati e generare insights rapidi accelera il time-to-market di prodotti e servizi innovativi, conferendo un vantaggio competitivo.


2. Garanzia della tutela etica, legale e operativa

L'accelerazione tecnologica deve procedere in parallelo con un robusto sistema di salvaguardia.

Il Decreto stabilisce direttive etiche, legali e operative per garantire un utilizzo dell'IA che sia responsabile e conforme ai valori sociali:

  • trasparenza e spiegabilità (explainability): si richiede che i sistemi di IA non operino come "scatole nere" ("black box"). Le decisioni algoritmiche devono essere comprensibili, documentabili e sottoponibili a verifica umana, in particolare quando hanno impatti significativi sugli individui;

  • assenza di discriminazioni e equità: sono imposti meccanismi rigorosi per prevenire bias algoritmici che possano perpetuare o amplificare discriminazioni esistenti basate su genere, etnia, età o altre categorie protette. L'equità dei risultati è un principio non negoziabile;

  • protezione dei dati personali (privacy): l'implementazione dell'IA deve avvenire nel pieno rispetto del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) e delle normative privacy vigenti, con particolare attenzione alle tecniche di anonimizzazione, pseudonimizzazione e al principio di privacy by design e by default.


3. Valorizzazione e potenziamento del capitale umano (Human Augmentation)

Il Decreto rigetta la visione dell'IA come mero sostituto della forza lavoro.

Al contrario, la concepisce come un strumento di potenziamento (augmentation) e un co-pilota per il dipendente. L'enfasi è posta sulla creazione di sinergie uomo-macchina:

  • riorientamento strategico: sollevando i dipendenti da mansioni ripetitive, noiose o ad alto rischio (basso valore aggiunto), l'IA permette loro di dedicarsi ad attività di natura strategica, creativa, relazionale e di problem solving complesso, capitalizzando sulle capacità uniche dell'essere umano;

  • investimento in competenze (reskilling e upskilling): viene sottolineata la necessità fondamentale di piani di investimento aziendali in programmi di reskilling (riqualificazione professionale) e upskilling (aggiornamento delle competenze). L'obiettivo è adeguare proattivamente la forza lavoro all'interazione con le nuove tecnologie, trasformando la paura della sostituzione in opportunità di crescita professionale.


4. Definizione di una roadmap chiara per la governance

Per garantire un'implementazione ordinata e gestibile, il Decreto fornisce un quadro di riferimento essenziale per la governance dell'IA, indirizzato in modo specifico sia alle Piccole e Medie Imprese (PMI) che alle grandi aziende:

  • valutazione del rischio (risk assessment): si ricorda l'obbligo di effettuare le analisi di impatto e le valutazioni del rischio specifiche per ogni sistema di IA, classificando i rischi (nulli, limitati, alti, inaccettabili) in base al contesto di utilizzo e alle potenziali conseguenze socio-economiche;

  • implementazione progressiva e flessibile: la roadmap prevede fasi chiare per la sperimentazione controllata (sandbox regolatoria), l'implementazione graduale e l'adozione su vasta scala, consentendo alle aziende di gestire la transizione in modo modulare;

  • monitoraggio continuo: è richiesto un sistema di monitoraggio costante degli impatti degli algoritmi, non solo in termini di performance tecnica, ma anche sugli equilibri lavorativi, sociali ed economici, permettendo interventi correttivi tempestivi.

IA in Azienda: Roadmap Operativa e Tutela dei Diritti

L'integrazione dell'Intelligenza Artificiale nei processi aziendali è un percorso strategico che richiede una pianificazione rigorosa e una gestione attenta, in linea con le direttive che mirano a bilanciare innovazione e tutela.

Il Decreto delinea una Roadmap Operativa in 6 Fasi pensata per garantire un'implementazione graduale, sicura e sostenibile dell'IA.



1. Valutazione e AI Readiness (Fase di Diagnosi Iniziale)

Questa fase è essenziale per stabilire il punto di partenza dell'organizzazione.

  • analisi della maturità digitale: si deve valutare la tecnologia esistente, la cultura aziendale, le competenze interne e la propensione al cambiamento;

  • mappatura dettagliata dei processi: si devono identificare i processi core ad alto impatto (es. supply chain, customer service, R&D) dove l'IA può generare il maggiore valore aggiunto (riduzione costi, aumento efficienza, miglioramento qualità);

  • verifica della qualità e disponibilità dei dati: i dati sono il carburante dell'IA. È fondamentale sanare, standardizzare e centralizzare i dataset esistenti, verificandone l'accuratezza, la completezza e la conformità alle normative sulla privacy (GDPR). Senza dati di qualità, qualsiasi progetto IA è destinato a fallire.


2. Pianificazione strategica e governance (fase decisionale)

Una volta compresa la situazione attuale, si definisce la direzione futura:

  • definizione di obiettivi chiari e misurabili (SMART): gli obiettivi devono essere specifici e legati a metriche aziendali precise (es. riduzione del churn rate del 10%, ottimizzazione dei costi energetici del 5%). Gli ambiti di focus includono costi, qualità del prodotto/servizio, efficienza operativa e sicurezza informatica;

  • istituzione di un team di coordinamento multidisciplinare: questo team deve includere esperti IT, data scientist, domain expert (es. marketing, produzione) e legali;

  • Nomina del Chief AI Officer (CAIO) o AI Steering Committee: una figura di leadership con responsabilità strategica ed etica sull'adozione dell'IA, che garantisca l'allineamento tra i progetti IA e la visione aziendale complessiva. Questo ruolo è essenziale per la gestione della AI risk compliance. Può essere eventualmente affidato al DPO (Data Protection Officer) ossia al Responsabile della Protezione dei Dati.


3. Sperimentazione controllata (fase di prova sul campo)

Prima di un'implementazione su larga scala, è opportuno validarne l'efficacia e la sicurezza:

  • utilizzo di "sandbox" regolamentari e tecnologiche: ambienti isolati e protetti (proof of concept - PoC) dove testare i progetti pilota di IA con dati anonimizzati o simulati. Questo permette di valutare le prestazioni del modello (es. accuratezza, recall, precisione) e l'impatto etico/normativo, mitigando i rischi prima del roll-out;

  • misurazione dei risultati iniziali: confronto rigoroso tra le performance del processo as-is (senza IA) e to-be (con IA).


4. Implementazione e scaling (fase di integrazione operativa)

Il passaggio dal pilota all'operatività aziendale.

  • integrazione graduale nei sistemi esistenti: assicurare una transizione fluida ed una compatibilità tra i nuovi modelli di IA e le infrastrutture legacy, come i sistemi ERP (Enterprise Resource Planning) e CRM (Customer Relationship Management);

  • definizione di Key Performance Indicators (KPI) di produzione: stabilire metriche non solo tecniche (es. latenza, uptime) ma anche di business per misurare il Ritorno sull'Investimento (ROI) dell'IA (es. tempo di ciclo ridotto, soddisfazione del cliente);

  • gestione del cambiamento tecnologico e organizzativo: formazione intensiva degli utenti finali e aggiornamento delle procedure operative standard (SOPs).


5. Monitoraggio e miglioramento continuo (fase di ottimizzazione)

L'implementazione dell'IA è un ciclo continuo, non un traguardo statico. Si deve pertanto procedere con opportune attività di:

  • revisione costante delle performance e dei bias algoritmici: implementazione di sistemi di monitoring che traccino la deriva del modello (model drift), garantendo che l'IA non inizi a prendere decisioni discriminatorie o non rappresentative dei dati attuali. L'obiettivo è mitigare i rischi etici e legali legati al bias;

  • aggiornamento e retraining dei modelli: Manutenzione predittiva e aggiornamento costante dei modelli di IA per adattarli a nuove dinamiche di mercato o a cambiamenti nei dati di input.


6. Valorizzazione del capitale umano: la dimensione etica e sociale

L'adozione dell'IA deve essere accompagnata da una strategia che ponga al centro i lavoratori. Sono pertanto opportuni:

  • piani strutturati di upskilling e reskilling: formazione mirata per riqualificare i dipendenti le cui mansioni sono state automatizzate e per sviluppare nuove competenze necessarie per l'interazione con i sistemi di IA (es. prompt engineering, AI governance);

  • attività di prevenzione dell'esclusione professionale: l'obiettivo non è sostituire l'uomo, ma aumentare le sue capacità (human-in-the-loop). Questo approccio è fondamentale per gestire il cambiamento organizzativo in modo etico, assicurando che l'IA sia un fattore di crescita e non di disoccupazione strutturale;

  • forme di tutela dei diritti dei lavoratori: particolare attenzione deve essere posta alla trasparenza sull'uso dell'IA nei processi decisionali HR (es. reclutamento, valutazione performance) e alla garanzia del diritto di spiegazione delle decisioni algoritmiche.


I Diritti Fondamentali del Lavoratore nell'Ecosistema dell'Intelligenza Artificiale

L'introduzione pervasiva di sistemi di Intelligenza Artificiale e di automazione nei processi aziendali solleva questioni fondamentali relative ai diritti e alle tutele dei dipendenti. Il quadro normativo vigente mira a stabilire un equilibrio tra innovazione tecnologica e protezione della dignità e della salute del lavoratore.


Sono dunque ribaditi i seguenti principi cardinali della tutela:


  1. Principio di Supervisione Umana (Human-in-the-Loop): nessun sistema decisionale algoritmico può operare in autonomia assoluta, specialmente quando le decisioni hanno un impatto critico e diretto sulla carriera e la vita del dipendente. Le decisioni in merito a assunzioni, promozioni, valutazioni delle prestazioni, sanzioni disciplinari o licenziamenti non possono essere delegate esclusivamente alla macchina. È imperativo che l'intervento umano sia effettivo, significativo e non meramente formale. L'essere umano deve avere la possibilità concreta di comprendere l'output dell'IA, valutarne l'equità, l'accuratezza, la non discriminazione e, se necessario, di revocarlo o modificarlo. Questo principio è cruciale per garantire la responsabilità e l'imparzialità.


  2. Diritto alla trasparenza informativa: il lavoratore ha il diritto di sapere quando le sue attività o la sua posizione sono soggette a monitoraggio o valutazione da parte di un sistema di IA. L'azienda ha l'obbligo di fornire una informativa completa, preventiva e in linguaggio chiaro che spieghi:

    • l'esistenza e la finalità del sistema di IA utilizzato (es. monitoraggio della produttività, selezione dei CV, gestione turni).

    • le logiche decisionali e i criteri di funzionamento del sistema (la cosiddetta spiegabilità o explainability), ovvero come i dati di input portano a un determinato risultato o valutazione.

    • quali dati che vengono raccolti ed elaborati per l'addestramento o il funzionamento dell'IA. Questo diritto si estende alla possibilità di contestare l'esito algoritmico e di ottenere una revisione umana della decisione.


  3. Tutela della salute e del benessere psico-fisico: l'introduzione dell'IA non deve compromettere l'integrità del lavoratore. L'azienda ha l'obbligo legale di valutare i rischi connessi alle nuove tecnologie. Questo include:

    • monitoraggio dello "stress da automazione": la paura della sostituzione, l'eccessiva standardizzazione delle mansioni o il controllo algoritmico costante possono generare un significativo disagio psicologico (technostress). Devono essere previste misure preventive e di supporto;

    • prevenzione della sorveglianza algoritmica invasiva: l'uso dell'IA per la sorveglianza delle prestazioni deve rispettare rigorosamente la normativa sulla privacy e il diritto alla riservatezza. È vietato l'utilizzo di sistemi che monitorino costantemente e indiscriminatamente ogni movimento o interazione del dipendente, trasformando il luogo di lavoro in un ambiente di controllo totalizzante. I dati raccolti devono essere strettamente pertinenti e limitati alla finalità dichiarata.


  4. Inclusione e non discriminazione algoritmica: i sistemi di IA devono essere progettati, addestrati e implementati in modo da non replicare o amplificare pregiudizi esistenti (bias). Un'attenzione specifica è richiesta per:

    • accessibilità per lavoratori con disabilità: i sistemi e le interfacce basate sull'IA devono essere accessibili e utilizzabili da persone con diverse forme di disabilità, conformemente ai principi di design universale.


  5. protezione delle fasce vulnerabili: deve essere garantita la protezione contro l'uso discriminatorio dell'IA nei confronti di categorie di lavoratori potenzialmente più esposte a pregiudizi, come ad esempio i lavoratori over 50, che potrebbero essere ingiustamente penalizzati nei processi di riqualificazione o selezione automatizzata, o donne e minoranze etniche. L'equità e l'imparzialità algoritmica sono requisiti fondamentali.


Il Decreto conclude con due allegati relativi alla:

  • disamina dell'impatto dell'AI in molti ambiti aziendali e l'emersiome di nuove competenze, tra cui la sanità, il marketing, la finanza, la cybersicurezza, le risorse umani (HR)

  • vademecum per l’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale generativa nelle PMI e tra i professionisti.

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