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Il tuo modello di AI è un Tamagotchi (ma i dati non sono uno snack)

  • Immagine del redattore: Cervato Law & Business
    Cervato Law & Business
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Chi è cresciuto negli anni '90 ricorda bene la strana ansia di dover tenere in vita un pulcino digitale dentro un guscio di plastica.

Il Tamagotchi* aveva bisogno di essere nutrito, pulito e addestrato.

Se facevi le cose per bene, cresceva sano; se lo trascuravi o gli davi troppi snack sbagliati, le conseguenze erano fatali.

Oggi abbiamo a che fare con cuccioli molto più potenti, ma che seguono una logica simile: i modelli di Intelligenza Artificiale Generativa.

L'illusione della "Scatola Magica"

Spesso approcciamo gli strumenti di AI come se fossero motori di ricerca evoluti o enciclopedie statiche.

In realtà, sono organismi digitali in costante divenire.

La maggior parte di questi sistemi, nelle loro versioni standard o gratuite, è impostata per auto-addestrarsi.

Cosa significa?

Che ogni prompt inserito, ogni documento caricato e ogni riga di codice che chiediamo di revisionare, viene "mangiato" dal sistema per migliorare le proprie prestazioni future.

Il rischio: quando la Privacy il Know-how diventano pubblici

Il problema non è che l'AI "impari", ma cosa impara.

Se un operatore inserisce i dati finanziari dell'ultimo trimestre per farne un riassunto, o carica la bozza di un contratto per correggerne lo stile, sta effettivamente consegnando quel contenuto al fornitore del servizio.

In assenza di configurazioni specifiche, quel dato prezioso finisce nell'archivio globale dell'addestramento.

Il rischio non è solo una generica violazione della Privacy, ma una vera e propria emorragia di Know-how aziendale.

Una volta che un'informazione riservata viene "digerita" dal modello, potrebbe riemergere sotto forma di risposta fornita a un utente terzo, magari un competitor.

Il Pannello di Controllo: la prima linea di difesa

La buona notizia è che possiamo gestire la cosa.

Innanzitutto è opportuno dotarsi di sistemi di AI su base "proprietaria", ossia sistemi di AI con cui l'ente o l'azienda abbiano sottoscritto un contratto, per quelli più generali in abbonamento, il che permette di poter gestire la maggior parte delle funzioni.

Tra le funzioni, la primaria risiede nel Pannello di Controllo e permette di gestire le impostazioni dedicate alla gestione dei dati e dell'addestramento.

A questo punto resta da verificare se queste opzioni:

  • siano disattivate di default (impostate sulla massima condivisione).

  • nascoste dietro voci di menu poco intuitive (come "Miglioramento del modello" o "Data Training").

  • differenziate a seconda del tipo di licenza.

Da valutare poi le condizioni di abbonamento e verificare se il provider agisca come responsabile del trattamento dei dati personali e quindi sottoscriva, contestualmente all'abbonamento, un DPA (Data Processing Agreement) ossia un contratto di responsabile del trattamento dei dati personali.

Oltre la tecnologia: la strategia legale

Proteggere il proprio ente o azienda non significa vietare l'AI, ma governarla.

È necessario passare da un uso "ingenuo" a un uso "consapevole", verificando le impostazioni di addestramento e comprendere i termini di servizio.

Non è un compito puramente tecnico, ma una priorità legale e strategica.

Il segreto industriale più prezioso dell'azienda ed i dati degli utenti non possono essere il prossimo "snack" per l'addestramento di un algoritmo globale.

È forse il caso di controllare cosa sta mangiando il vostro Tamagotchi.


*Tamagotchi è il marchio di un gioco digitale di titolarità di terzi e viene utilizzato in questo post a meri fini didattici in analogia come metafora dell'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale: https://tamagotchi-official.com/it/

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