La pubblicità ingannevole


La pubblicità viene definita dal decreto legislativo 145/2007 come qualunque forma di messaggio che sia diffuso nell’esercizio di un’attività economica allo scopo di promuovere la vendita o il trasferimento di beni mobili o immobili, oppure la prestazione di opere e servizi.

In quanto tale, la pubblicità consiste in una pratica commerciale insita e necessaria allo svolgimento dell’attività di qualsiasi impresa e si colloca nell’ambito di quella libertà di iniziativa economica tutelata in primis dalla Costituzione.

Ma fin dove può spingersi la comunicazione pubblicitaria?

Il Codice del Consumo pone il divieto di pratiche commerciali scorrette e aggressive, ovvero quelle che, in contrasto al dovere di diligenza professionale cui è tenuta l’impresa, rispettivamente falsano o sono idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio cui sono rivolte, ovvero vengono praticate con coercizioni, molestie o altre forme di condizionamento indebito.

Il parametro che viene preso da riferimento per tentare di tracciare una linea di confine tra un comportamento corretto e uno scorretto da parte dell’impresa è quindi “il consumatore medio”.

Ma a ben vedere questa definizione risulta essa stessa mutevole e non affatto delimitata.

Nel Considerando n.ro 18 della direttiva CE 2005/29/Ce relativa al